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Giornata dell’Agriturismo a Finale: “La piazza si riempie dei colori dei nostri territori”

04 Aprile 2017

SANTA GIUSTA. Una nuova legge regionale che diventa una nuova sfida: per le aziende agrituristiche e ittituristiche si apre un nuovo scenario. Diventa infatti operativa la nuova legge regionale, approvata nel 2015 e che ridisegna molti aspetti legati al turismo all’interno delle aziende agricole e della pesca. Se n’è parlato ieri mattina, al Centro civico comunale, nel corso di un convegno-dibattito organizzato dalla Coldiretti e dall’associazione Terranostra.

Che il settore stia assumendo un ruolo sempre più importante nell’economia della Sardegna, ma sarebbe meglio dire in quella nazionale (i dati Istat registrano 22228 aziende in tutta Italia, di cui più di mille in Sardegna) è un dato di fatto. Un recente rapporto della Coldiretti nazionale conferma come il fatturato del settore abbia avuto una crescita, malgrado la crisi, di oltre un miliardo di euro nel corso dell’ultimo anno.

«Il problema – ha detto la presidente regionale e provinciale di Terranostra, Michelina Mulas – è quello di assegnare a questa attività una collocazione precisa. È una attività che deve essere complementare all’azienda agricola e che deve trasmettere ai suoi clienti, un importante messaggio culturale e sociale. Altrimenti, si rischia di trasformarci in ristoratori, banalizzando un progetto ben più lungimirante: ridare vitalità all’intero comparto agro zootecnico».

La nuova legge, illustrata da numerosi esperti, dal funzionario regionale Marco Pisano ad Andrea Piga, veterinario della Assl di Oristano, Alessia Celena, responsabile di Laore, sono per citarne alcuni, pone una serie di regole ad esempio, per quel che riguarda la somministrazione dei cibi.

«Regole che in realtà a noi di Coldiretti non sembrano dare le risposte che il settore chiedeva – ha detto ancora Mulas – ad esempio per quel che riguarda la reale tipicità dei prodotti che noi offriamo. L’elenco regionale ne prevede 350, eppure, consente ancora che appena il 30 per cento di ciò che prepariamo ai nostro ospiti sia prodotto in azienda. Noi avremmo preferito che quasi tutto arrivasse dalla nostra azienda o da quelle vicine. Solo con prodotti locali e il più possibilmente a chilometro zero, potremo realmente avere un’offerta reale, che racconti la storia e la vita delle nostre realtà. E questo, non è certo un aspetto secondario».

In provincia di Oristano il numero delle aziende agrituristiche e ittituristiche è importante. Se ne contano oltre un centinaio e con la loro presenza, occupano uno spazio importante dell’intera offerta turistica del territorio. L’importanza che il settore sta assumendo a liuvello regionale è dato anche dalla forte presenza femminile.

Secondo l’Istat, infatti, quasi il 35 per cento delle imprese della Sardegna è condotta da imprenditrici. È stato proprio nell’Oristanese che sono nate le prime aziende agrituristiche condotte da donne. Tradizione che presto è diventata una voce economica di tutto rispetto. La crisi economica, aggiunta alle trasformazioni sociali, tuttavia,

hanno avuto effetti importanti anche in questo settore.

L’esempio arriva dal numero che Michelina Mulas ha dedifinito «importante, soprattutto nell’Oristanese» di agriturismi che si sono trasformati in fattorie sociali per potersi inserire nei bandi per l’accoglienza degli immigrati».

(fonte:http://lanuovasardegna.gelocal.it)

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